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Tag: "politica"

La fede a Capitol Hill: uno studio analizza le religioni dei deputati americani

Proprio nei giorni in cui gli Stati Uniti, e non solo, sono in ansia per la sorte della deputata democratica Gabrielle Giffords, colpita da uno squilibrato che ha provocato una strage, è uscita un’interessante ricerca sulle affiliazioni religiose dei membri del Congresso, recentemente parzialmente rinnovato in seguito alle elezioni di medio termine.
La prima cosa che salta agli occhi è che la maggioranza dei deputati americani è di confessione protestante (con battisti e metodisti che la fanno da padrona tra le varie denominazioni) mentre circa un quarto di essi professa la fede cattolica. Oltre che le percentuali considerate in maniera isolata, ciò che è interessante, tuttavia, è vedere le differenze tra le affiliazioni religiose dei membri del Congresso e quelle della popolazione americana adulta in generale. Risulta quindi che i protestanti sono il 57% dei congressisti, mentre rappresentano il 51% della popolazione; il cattolicesimo è professato dal 29% di Camera e Senato mentre tra la popolazione la percentuale si attesta sul 24%. L’ebraismo, che tra la popolazione è professato dal 2% del totale, balza al Congresso al 7% (addirittura al 12% se si considerano i dati del solo Senato). Ci sono poi altri piccoli gruppi religiosi come i musulmani (0,6% tra la popolazione e 0,4% al Congresso) e i buddhisti (0,7% tra la popolazione e 0,6% al Congresso) mentre non risultano presenti Testimoni di Geova, induisti e rappresentanti di altri religioni.
Sei membri del nuovo Congresso non specificano la propria appartenenza religiosa, mentre nessuno di essi dichiara di non appartenere ad alcuna confessione. I redattori del rapporto notano la particolarità del dato, visto che il 16% della popolazione americana dichiara di non riconoscersi in una religione particolare.

Barack Obama:rappresentanti di tutte le fedi alla cerimonia di insediamento

Era una battaglia perduta in partenza quella degli atei americani, intenzionati a far sì che il presidente eletto Barak Obama, dopo la tradizionale formula di giuramento (“Giuro solennemente che svolgerò fedelmente l’incarico di presidente degli Stati Uniti e farò il mio meglio per preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti”) non aggiungesse anche una postilla non prevista dal protocollo ma ormai entrata nella tradizione: “So help me God” (che Dio mi aiuti).

Anzi, il palco presidenziale che martedì sarà spettatore della cerimonia di inaugurazione dell’era Obama, sarà particolarmente affollato di ecclesiastici di tutte le fedi, con gran smacco degli atei d’oltreoceano e anche di quelli del Vecchio continente. L’invocazione ufficiale sarà tenuta infatti dal reverendo Rick Warren, la cui fama di omofobo lo insegue ormai da anni. Anche per bilanciare questa scelta, un’altra preghiera pubblica sarà pronunciata da Gene Robinson, primo vescovo gay della chiesa episcopale. Ma ci sarà spazio anche per una donna pastore, Sharon Watkins, e per i rappresentanti di altre fedi: tre rabbini ebrei, l’arcivescovo cattolico di Washington, Donald Wuerl e Ingrid Mattson, della Islamic Society of North America.

Tempi duri per gli atei, ai quali non rimane che consolarsi con una gita in autobus.

Barack Obama e la fede: il realismo per accettare la realtà e la forza per cambiarla

Sono talmente tante le attese (da alcuni definite persino messianiche) che investono il presidente eletto americano Barack Obama che qualcuno è arrivato a dipingerlo come nell’immagine a lato. In verità, dell’influenza che esercita la fede nel suo agire politico quotidiano non si sa molto.

C’è però un’eccezione: Obama ha citato più volte un teologo protestante che, a suo dire, lo ha notevolmente ispirato nel suo agire pubblico e privato. Si tratta di Reinhold Niebuhr, poco noto in Italia ma assai più oltreoceano. “Da lui – ha dichiarato Obama- prendo l’idea che c’è il male nel mondo, e che noi dobbiamo essere umili nel nostro ritenere di poterlo eliminare; ma che questa non è una scusa né per il pessimismo né per l’inazione”. Tra le poche cose disponibili in Italia di Niebuhr c’è questo articolo di 30 Giorni.

Ma c’è una cosa che forse molti hanno orecchiato senza sapere che si trattava di una preghiera opera appunto del teologo preferito di Obama. Si intitola “Dammi la serenità” e conviene qui riportarla, sia perché è molto bella, sia perché sia di buon auspicio (specie nelle prime righe) al neo presidente:

O Dio,
dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare;
il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare;
la saggezza per distinguer le une dalle altre.
Concedimi di
vivere un giorno alla volta,
assaporare un momento per volta,
accettare le prove come un sentiero verso la pace;
prendere, come Egli ha fatto,
questo mondo di peccato così come è, e non come io lo vorrei;
credere che Egli opererà tutto bene
se io mi arrenderò alla Sua volontà.
Fa’ che io possa essere abbastanza felice in questa vita
e sommamente felice in quella eterna, con Lui per sempre. Amen.

Sarah Palin: da reginetta di bellezza alla regina Ester

Ma insomma, chi è Sarah Palin (la foto si riferisce a quando fu eletta Miss Wasilla) candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti? Tralasciando, in questa sede, le sue opinioni politiche, è interessante invece soffermarsi brevemente su quelle in materia di religione. Anche perché, come notavamo solo pochi giorni fa, le due cose sono negli States strettamente intrecciate. A questo riguardo viene in nostro aiuto un interessante articolo del New York Times il quale ha interpellato due pastori evangelici che la conoscono bene. Il primo si chiama Paul E.Riley e prima di ritirarsi in pensione era pastore della Assembly of God Church, mentre il secondo è Larry Kroon, presidente della Wasilla Bible Church, la chiesa frequentata dalla governatrice. Sembra quindi che la Palin, prima di assumere i suoi incarichi pubblici, chiese un modello biblico cui ispirarsi e le fu indicata la regina Ester, in quanto la medesima, una volta saputo dell’incarico affidatole da Dio, scoprì di possedere una forza che non pensava di avere. E la stessa cosa avviene per la nostra Sarah, affermano i due pastori: anch’essa trova la sua forza nella Bibbia ed è convinta di essere al servizio di Dio. Ecco spiegate quindi delle affermazioni che altrimenti suonerebbero sorprendenti, come quella di pregare perché sia fatta la volontà di Dio nel portare in Alaska la costruzione di un grande oleodotto o quella (ben più grave) che dice che l’invasione dell’Iraq fa parte di un piano voluto da Dio. Se a tutto ciò si aggiunge che la Wasilla Bible Church ha un piano per “convertire” gli omosessuali all’eterosessualità, beh, qualche motivo di preoccupazione forse è legittimo.

Update: ops, sembra che le cose vadano in maniera anche peggiore di quanto sembrasse

Obama: un sito per troncare le illazioni sulla sua fede religiosa

In Italia (anche se ultimamente le cose sono un po’ cambiate) l’appartenenza religiosa degli esponenti politici non ha mai destato particolare scalpore o interesse. Al punto che quando qualcuno di loro proclamò di adorare il dio Po, al massimo si pensò che avesse alzato un po’ troppo il gomito nella bettola di qualche vallata bergamasca. Non così negli USA, Paese dove i politici (specie se candidati alle elezioni presidenziali) sono tenuti costantemente sotto una gigantesca lente di ingrandimento in grado di monitorare qualsiasi aspetto della loro vita. Anche l’appartenenza religiosa, appunto. Ne sa qualcosa Barak Obama, inseguito dai pettegolezzi fin dal suo esordio al Senato americano (circola anche la leggenda metropolitana che abbia giurato sul Corano anziché sulla Bibbia) e che ora ha deciso di dare un taglio ai gossip. E lo fa con un sito, fightthesmears.com esplicitamente dedicato a mettere fine alle illazioni che lo circondano, tra cui quelle sulla sua fede religiosa sono tra le più persistenti. “Il senatore Obama – vi si legge tra l’altro- non è mai stato musulmano, non ha avuto un’educazione musulmana ed è un cristiano convinto”. Basterà a mettere fine alle polemiche? Il seguito alle prossime puntate.

Religione & politica: un tool per seguire i candidati alle presidenziali americane

Parlavamo giusto pochi giorni fa dell’importanza e della relativa influenza della religione nelle elezioni presidenziali americane. Non ci si può distrarre un attimo che ecco una novità. Il Berkley Center for Religion, Peace, and World Affair ha infatti lanciato un geekkissimo tool per tenere traccia di tutto ciò che i candidati alle primarie dicono e fanno riguardo alle tematiche inerenti le questioni di fede e religione

Veramente fantastico, da fare una standing ovation ad ideatori e realizzatori. Chissà se qualcuno avrà voglia di pensare ad una cosa del genere anche per le prossime elezioni italiane?

Presidenziali americane: le dodici tribù politico-religiose che influenzeranno il voto

Oggi è il cosiddetto Super martedì elettorale, decisivo per decidere chi concorrerà alle presidenziali americane di novembre. Si è discusso e si discuterà a lungo sul ruolo della religione nella politica americana e sul suo influsso su di essa. Influsso che è ovviamente destinato ad aumentare in concomitanza con eventi così importanti come le elezioni presidenziali. All’indomani delle elezioni del 2004, il sito specializzato Beliefnet –utilizzando i dati del quarto sondaggio nazionale su religione e politica- presentò una tipologia di dodici raggruppamenti religiosi particolarmente in grado di influenzare la scena politica americana. In attesa dei risultati del super martedì, può essere utile andare a vedere queste dodici tribù della politica americana (questo il nome dato all’inchiesta) prestando particolare attenzione alle percentuali sul totale dei votanti:

 E, come si suol dire in questi casi, vinca il migliore.

Stati Uniti: fede e politica al primo posto nelle notizie religiose nel 2007

La fine di un anno e l’inizio di uno nuovo sono sempre tempo di bilanci e di consuntivi. Uno interessante è quello effettuato dalla Religion Newswriters Association, l’associazione che raggruppa i giornalisti che scrivono di religione nei media americani, ed avente per oggetto le “top religion news story” del 2007. Le prime due riguardano il ruolo della fede e della religione nel dibattito tra i candidati alle presidenziali del prossimo novembre. Altra notizia che ha avuto vasta eco nei media americani nel 2007 è stata la controversia che ha investito la Chiesa Episcopale (ramo americano di quella Anglicana) relativamente al ruolo di gay e lesbiche. Bisogna arrivare al sesto posto per trovare una notizia di respiro mondiale: la protesta dei monaci buddhisti che infiammò la Birmania nel settembre scorso. Peccato che una inchiesta del genere non si svolga anche nel nostro Paese: sarebbe interessante vedere quale sia stata la notizia religiosa di maggiore impatto sui media. Dall’inchiesta svolta oltre oceano, pare comunque di avvertire che l’informazione religiosa americana sia portata a guardarsi eccessivamente l’ombellico.

Politica e appartenenza religiosa: Romney 2007 come Kennedy 1960?

Era il lontano 1960 quando Robert Kennedy, candidato alle presidenziali americane, pronunciò un discorso rimasto celebre in cui affrontava le problematiche che scaturivano dalla sua appartenenza religiosa. Era infatti la prima volta che un cattolico arrivava ad un passo dalla Casa Bianca e qualcuno temeva che magari Kennedy potesse prendere ordini dal Vaticano. Nel suo discorso, il candidato cattolico disse tra l’altro di credere “in un’America dove la divisione dei ruoli della Chiesa e dello Stato è assoluta; dove nessun prelato cattolico indicherebbe al Presidente, se dovesse essere cattolico, come comportarsi e che nessun pastore protestante direbbe ai suoi parrocchiani per chi votare”. Gli americani gli credettero.

Bene, è passato quasi mezzo secolo ed ora c’è un altro candidato che deve vedersela con la sua appartenenza religiosa: Mitt Romney. L’appartenenza non è quella cattolica, stavolta, bensì mormone. La fede nella cui chiesa sta provocando ben più di qualche mal di pancia al candidato repubblicano, che pure avrebbe qualche chance di vittoria sugli altri pretendenti alle primarie appartenenti al proprio partito: Romney è infatti belloccio (o almeno appare così in TV e in foto, ma questo a volte basta) parla bene, ha esperienza politica e dispone di un discreto gruzzolo da mettere sul piatto della sempre più dispendiosa campagna elettorale americana. Ma l’handicap non è da poco: l’appartenenza alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (questo il nome ufficiale della fede mormone) è infatti invisa ad una larga fetta dell’opinione pubblica americana (quella che ovviamente non professa tale fede). Per fugare tutti i dubbi, Mitt Romney ha tenuto ieri un discorso (qui il video, qui il testo) che magari non passerà alla storia come quello citato sopra di Kennedy, ma che è comunque interessante. “La libertà ha bisogno della religione e la religione ha bisogno della libertà”, ha affermato tra l’altro rivendicando orgogliosamente che la sua fede religiosa non influenzerà la propria linea politica. Per concludere con un immancabile “God bless the United States of America.”. Gli americani gli crederanno? Alla risposta mancano solo pochi mesi.

Igino Giordani: un incontro a Roma per ricordarne l'opera e la figura

Igino Giordani? E chi era costui? Questo si staranno manzonianamente chiedendo tutti coloro che non mai sentito il nome di questa personalità che andrebbe invece riscoperta, specie un questi tempi di incancrenimento della vita politica. Uomo di cultura, deputato alla Costituente e successivamente membro del parlamento, ma soprattutto credente a tutto tondo, Giordani intese sempre la vita politica come servizio basato sul dialogo. E proprio così, “Le ragioni del dialogo: attualità di Igino Giordani”, si chiama l’incontro promosso dal Movimento politico per l’unità (facente capo al Movimento dei Focolari) che si terrà oggi a Roma alle 18 presso a Palazzo San Macuto. “Una delle grandi voci del XX secolo italiano – si legge in un comunicato di presentazione dell’iniziativa – membro della Costituente e deputato alla Camera fino al 1953, precursore dei principali temi della modernità, fautore di dialogo aperto e costruttivo fra forze politiche”. Una figura che andrebbe davvero riscoperta e chissà, fosse vivo oggi, se avrebbe ancora la forza di impegnarsi in politica? Forse sì, perché era un combattente. Mite e gentile, ma un combattente.