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Copenhagen: le questioni climatiche nella riflessione delle chiese cristiane

Inizia oggi a Copenhagen (tra mille incertezze) la conferenza sul clima. Le questioni inerenti i cambiamenti climatici sono da un po’ da tempo al centro anche delle riflessioni delle chiese cristiane (oltre che di altre religioni) e conviene dare quindi conto delle principali. Anche il Papa, all’Angelus di ieri, è intervenuto sull’argomento e, augurandosi una buona riuscita dell’appuntamento, ha affermato che “la salvaguardia del creato postula l’adozione di stili di vita sobri e responsabili, soprattutto verso i poveri e le generazioni future”.

Lo scorso mese di novembre era stata invece la volta del Consiglio Ecumenico delle Chiese prendere posizione sull’argomento. Al termine di una settimana di lavori, un apposito documento affermava tra l’altro che “come Chiese, facciamo pressione perché venga adottato un accordo giusto e vincolante sui cambiamenti climatici in seguito alla Conferenza che si terrà a dicembre a Copenaghen, accordo che includa una clausola relativa alle persone vittime dell’esodo climatico”. Particolare invece l’iniziativa che domenica 13 dicembre coinvolgerà svariate chiese europee, sia cattoliche sia protestanti: 350 rintocchi di campana (il numero è stato scelto perché tante sono le parti per milione di CO2 in cui rientrare per non alterare il clima) risuoneranno nei cieli europei a sensibilizzare sui temi di cui si parla nella capitale danese.

Per tornare alle riflessioni di più ampio respiro, una nota particolare merita climadigiustiza.it, campagna di sensibilizzazione messa in atto da svariate realtà dell’associazionismo cattolico. Tre le richieste poste al governo italiano in vista del vertice: il riconoscimento del diritto delle popolazioni dei paesi poveri ad uno sviluppo sostenibile, ponendo particolare priorità alle comunità vulnerabili che vivono in povertà; un sostegno adeguato ai Paesi in via di sviluppo da parte dei paesi industrializzati certo e addizionale per le strategie di adattamento al cambiamento climatico e la riduzione delle emissioni dei gas serra da parte dei paesi industrializzati di almeno il 30-40%, entro il 2020 rispetto ai valori del 1990.

Quello che c’è da augurarsi è che ai buoni propositi facciamo seguito i fatti concreti di cui il mondo ha bisogno.

Camaldoli: ebrei e cristiani per la trentesima volta in dialogo

Tra le varie iniziative che trovano degna sede presso il monastero di Camaldoli, quella che prende il via oggi merita una menzione particolare, sia per l’evento in sé stesso sia per l’anniversario. Prende  infatti il via (per concludersi il 7 dicembre prossimo) la trentesima edizione dei Colloqui ebraico-cristiani, preziosa occasione per fare il punto della situazione del dialogo in Italia, tra oggettive difficoltà e nuove possibili aperture.

Quest’anno l’organizzazione ha voluto privilegiare la partecipazione giovanile, chiedendo alle varie realtà giovanili ebraiche e cristiane, non solo interventi,ma anche una presenza attiva all’evento nel suo insieme. Nelle varie giornate sarà possibile ascoltare più voci di alto livello teologico e spirituale sul tema.

Tra questi vale la pena segnalare il rabbino Jack Bemporad, Amos Luzzatto e il pastore Paolo Ricca  e alcuni esperti della storia e delle tematiche del dialogo quali Anna Foa e Massimo Giuliani. Spazio verrà anche dato alle concrete esperienze che operano da anni nel nostro paese: le Amicizie ebraico cristiane italiane e internazionali, le riviste specializzate (SeFeR, Qol, Confronti), i gruppi e i centri di studio (Gruppo Teshuvà, Sae, Centro Cardinal Bea) che con il loro lavoro hanno reso e rendono il dialogo ebraico-cristiano possibile e fecondo in Italia.

Unione Europea: al via un seminario su conflitti e religioni

In un tempo come quello attuale il dialogo tra le religioni vive un periodo di stagnazione e le stesse vengono accusate semmai di fomentare i conflitti, ecco che una buona notizia viene a rasserenare un po’ il clima.

Oggi  prende il via a Bruxelles il seminario che la Commissione degli episcopati della Comunità europea, l’Ufficio di Bruxelles della Chiesa protestante di Germania  e l’Ufficio europeo della Fondazione Konrad Adenauer organizzano annualmente in maniera congiunta. Particolarmente attuale il tema di quest’anno: “Il ruolo degli attori religiosi nella costruzione della pace”.

“In questi ultimi anni – spiega una nota congiunta dei promotori – l’Ue è sempre stata più coinvolta da aree di sua prossimità, sedi di conflitti”. In molte di queste regioni “gli attori religiosi giocano o hanno giocato un ruolo cruciale sia durante il conflitto, sia nella fase di post-conflitto” e “spesso devono svolgere un ruolo anche negli sforzi di riconciliazione e costruzione della pace”.

I partecipanti al seminario si interrogheranno dunque su cosa possono fare gli attori religiosi per promuovere la riconciliazione nelle situazioni di post-conflitto, su quale lezione si può trarre dalle esperienze del Vicino Oriente, dei Balcani e del Caucaso, su qual è o quale potrebbe essere l’impatto di attori religiosi esterni come Sant’Egidio, Pax Christi o la Conferenza mondiale delle religioni per la pace e sulle modalità attraverso le quali l’Ue può impegnarsi con questi attori religiosi nelle aree di conflitto.

Referendum svizzero sui minareti: un contributo alla comprensione del problema

La questione del referendum svizzero sull’edificazione dei minareti terrà banco ancora per un bel po’ (c’è da scommetterci) nel panorama politico europeo. Potrebbe essere l’occasione per un dibattito serio, sensato e pieno contributi sul ruolo dell’integrazione e del rapporto tra le varie religioni e su quello della libertà religiosa. Difficilmente questo accadrà, prevalendo, come quasi sempre accade in casi simili, l’emotività e i toni urlati.

E da segnalare quindi con favore il contributo di quei pochi che tentano faticosamente di inquadrare la questione in un quadro il più scientifico possibile, il che non significa affatto asettico, bensì al riparo  da quell’emotività che fa sempre aggio sulla razionalità. È il caso di Stefano Allievi, docente di sociologia delle religioni ed esperto in materia in quanto curatore di un rapporto  sulla costruzione di moschee in Europa. Intervistato dal quotidiano francese La Croix (l’intervista è disponibile tradotta in italiano qui) Allievi fa alcune interessanti considerazioni delle quali almeno un paio meritano di essere riprese.

Riguardo all’ostilità generalizzata in merito alla costruzione di moschee, lo studioso afferma che “le costruzioni di moschee continuano a suscitare molti conflitti. Bisogna notare che nessun altro luogo di culto, tempio sikh, luoghi di culto pentecostali, provoca queste opposizioni. Negli ultimi trent’anni, solo l’islam incontra questo problema. Abbiamo esaminato gli argomenti contrari alle costruzioni, raramente si tratta di punti precisi riguardanti le modalità del luogo, il vicinato (problemi di parcheggi, di affluenza), ma piuttosto di argomenti generali, cioè ideologici”.  In merito all’origine di tali conflitti, Allevi evidenzia come “sul piano locale, per un progetto urbanistico, il conflitto permette di esprimere interessi divergenti. Ma se si esaminano le situazioni più da vicino, ci si accorge che tali conflitti hanno delle derive quando si intromettono degli “imprenditori politici dell’islamofobia”, perché non hanno nessun interesse a risolvere il conflitto, che incontra allora un’evoluzione patologica. Tanto più che sono rapidamente recepiti dai media che se ne impossessano – l’islam si vende bene! – e li diffondono a livello nazionale”.

La cosa inoltre paradossale di tutta la vicenda svizzera è che ciò che finora esisteva senza essere visto e notato, è stato ora posto all’attenzione di tutti. Classico esempio di eterogenesi dei fini.

Foggia: inaugurata Aurea, la Borsa del turismo religioso

Difficile trovare settori non in crisi di questi tempi, quando anche ciò che sembrava incrollabile comincia a dare segni di scricchiolii. Eppure un settore che non sembra risentire della crisi c’è, ed è quello del turismo religioso. Ecco perché vale la pena segnalare Aurea, la Borsa internazionale del turismo religioso che si è aperta ieri a Foggia e che si concluderà domani snodandosi tra incontri, workshop e seminari riguardanti il settore.

Inaugurando i lavori, il presidente delle Regione Puglia Nichi Vendola è stato quanto mai esplicito: ‘Il turismo religioso – ha dichiarato infatti – rappresenta una fetta importante nell’economia della Puglia e del foggiano in particolare e, in una regione come la Puglia, è un tesoro ancora tutto da scoprire. Diciamo che il grosso gira intorno a San Giovanni Rotondo, ma noi non siamo neanche in grado di catturarlo perché possa fermarsi alcuni giorni’. ‘E’ un turismo mordi e fuggi – ha continuato – e molti di coloro che arrivano a San Giovanni Rotondo, non conoscono la meraviglia di Monte Sant’Angelo, di una chiesa scavata nelle viscere di una montagna; e molti non conoscono i tanti cammini che in Puglia, da Monte Sant’Angelo fino ad Otranto, fanno della storia della cristianità, ma non solo della storia delle religioni del nostro territorio, qualcosa di straordinariamente ricco, penso ai sedimenti della cultura mussulmana, a quella ebraica e alla presenza di sinagoghe e di ghetti’.

Un settore importante, dunque, quello del turismo religioso, ma con potenzialità ancora inespresse che potrebbero portarlo a crescere ancora. Del resto, i numeri della rassegna pugliese parlano da soli: uno spazio espositivo di 5000 metri quadrati in cui operano 100 tour operator specializzati provenienti da tutta Europa e circa 120 espositori. Il turismo religioso, insomma sembra far bene allo spirito e all’economia, un’abbinata che di questi tempi non è da sottovalutare.

Gesù ti vuole magro: dagli USA arrivano le diete "biblicamente corrette"

Chissà, magari la cosa potrebbe pure essere vista come una variazione dell’antico motto benedettino: non più “Prega e lavora”, bensì “Prega e dimagrisci”.

Come affermato infatti da un interessante articolo del britannico Daily Mail, infatti, l’ultimo grido in fatto di dimagrimento è quello basato sulle diete che si appoggiano sulla religione, il cristianesimo in primis.

Capostipite del settore pare sia stato il programma  Thin Within, che promette di far crescere nella fede mentre, in maniera contestuale, si riduce il girovita, mentre Oltremanica sta andando per la maggiore Fit For Life Forever, che cerca di individuare (sempre con gli strumenti che la religione mette a disposizione) le ragioni profonde per le quali si esagera con la forchetta. La tendenza ha avuto inizio in ogni caso negli States, dove libri dai titoli inequivocabili quali “What Would Jesus Eat?” e “Hallelujah Diet” sono dei veri e propri long seller.

È comunque Gwen Shamblin, con il suo programma “The Weigh Down Diet” la vera e propria “santona” del dimagrimento biblico. La Shamblin (che da pure il buon esempio, pesando pare una cinquantina di chili) ha le idee estremamente chiare: se Dio è il creatore di tutto, possiamo nutrirci di tutto; con moderazione, però. «Quando credi di essere affamato –afferma tra l’altro- aspetta dieci minuti. Pensa a Gesù. Dividi a metà le porzioni. Usa piatti più piccoli. Non andare mai oltre le vere richieste del tuo stomaco».

I consigli della Shamblin lasciano perplessi i nutrizionisti, che invece sono più favorevolmente impressionati da quelli dispensati da Dan Colbert (un medico della Florida) nel libro menzionato sopra e riguardante il modo di mangiare di Gesù. Chi si nutre come faceva Gesù -sostiene Colbert- ha molte possibilità restare in forma e di perdere i chili di troppo. Quindi, nel regime dietetico cristianamente corretto va dato spazio a vino, pane, pesce e legumi. La carne va invece riservata alle grandi occasioni (come testimoniato tra l’altro dalla parabola del figliol prodigo, in cui il vitello grasso si ammazzò per un’occasione non certo di routine).

Fenomeni interessanti, quelli decritti nell’articolo, ma il dubbio rimane: per perdere qualche chilo di troppo c’è davvero bisogno di ricorrere alla Bibbia?

Animali e religioni tra induismo, islam e cristianesimo

Tempi duri per gli animali coinvolti in festività religiose, considerato il fatto che i medesimi si trovano “dall’altra parte della barricata”: sono cioè coloro cui si fa la festa e non certo i festeggiati.  Nel distretto nepalese di Bara, come informa Asia News, è infatti in corso la festività indù del Gadhimai Mela, nota per detenere il triste primato di maggior evento sacrificale al mondo. Durante le festività, che culmineranno dopodomani con il previsto arrivo di circa un milione di persone, “i fedeli sacrificano al dio Gadhimai migliaia di animali quali bufali, capre e polli. Secondo l’induismo essi placano con la loro sofferenza la rabbia del dio, donando agli uomini fortuna e prosperità”.  Ovviamente, i buddhisti locali e gli animalisti fanno puntualmente sentire la loro protesta (esiste anche un sito approntato appositamente) ma nulla sembra riuscire a fermare la mattanza. Eppure la cosa non ha solo risvolti religiosi, ma pure sociali, visto che durante i festeggiamenti avvengono episodi poco commendevoli, come racconta la stampa locale e il blogger Enrico Crespi in un suo interessantissimo post.

Ma per gli animali non sono tempi duri solo nel lontano Nepal: venerdì prossimo sarà infatti l’Aïd el Kébir (festa del sacrificio). La festa si svolge il decimo giorno dell’ultimo mese del calendario musulmano e consiste nell’uccisione di un montone che deve essere poi diviso in tre parti uguali: una per la famiglia, una per i vicini e una per i poveri.

Se a tutto ciò si aggiunge che al Natale manca ormai poco più di un mese e che per i tacchini si prospettano tempi bui, il quadro è davvero completo.

Presentato a Loreto il "Facebook della preghiera": fedeli di tutto il mondo uniti intorno al Rosario digitale

Si è svolto ieri a Loreto il convegno dall’accattivante titolo «Fede e tecnologia: una convergenza a sostegno della preghiera», organizzato dalla Delegazione pontificia per il Santuario della Santa Casa. L’occasione (oltre che per fare il punto della situazione in merito) è stata anche propizia per presentare quello che è già stato definito il ‘Facebook della preghiera’, un social network d’incontro e dialogo tra fedeli di tutto il mondo, per pregare ovunque e in qualunque momento della giornata e ispirato proprio al santuario di Loreto.

Come spiegato dallo stesso arcivescovo Giovanni Tonucci presentando l’iniziativa “all’inizio, un anno fa, si è sperimentato il rosario elettronico, un piccolo apparecchio che io stesso porto con me in macchina. È stato un successo, così si è pensato di aprirsi a nuovi orizzonti, attraverso i cellulari: in fondo anche l’uso della corona per recitare il rosario fu un primo passo tecnologico, e ora ne compiamo un altro a sostegno della preghiera…”.    Vincenzo Coccoli di Euro Digital Equipment, l’azienda che ha realizzato il Rosario Digitale (qui una sua breve intervista) aggiunge che “si tratta di un innovativo progetto digitale di supporto alla fede, concepito per mettere contemporaneamente in contatto più persone e dar loro la possibilità di aggregarsi in gruppi di preghiera”.  L’applicazione è accessibile gratuitamente all’indirizzo www.prexcommunion.com (dove sono  presenti i contributi registrati di monsignor Giovanni Tonucci, che lo introduce ed impartisce la benedizione finale) e a pagamento dai cellulari più evoluti o dagli Smart-Phone. La piattaforma consente inoltre di sapere in tempo reale quanti altri fedeli nel mondo stanno pregando insieme a noi per la stessa intenzione. I fedeli posso anche creare spazi personalizzati, blog, forum di discussione, condividere documenti, impostare calendari di eventi religiosi e organizzare incontri di preghiera.

L’idea è senz’altro buona, ora si tratterà di vedere come verrà recepita dal mondo della Rete e –soprattutto- se l’idea medesima corrisponde ad un bisogno reale. È la dura legge del Web.

Cristianesimo e Islam: da Milano e Padova interessanti spunti per un dialogo proficuo

Il C.A.D.R. (Centro ambrosiano di documentazione per le religioni) struttura della diocesi di Milano che si occupa di ecumenismo e dialogo interreligioso, ha pubblicato un opuscolo che contiene alcune indicazioni nell’approccio al mondo islamico la cui utilità va ben oltre i confini della diocesi lombarda.

Lo scritto (molto pragmatico, secondo lo stile meneghino) prende il considerazione le varie circostanze in cui il mondo cristiano incontra quello islamico: dalla preghiera («di fronte alle richieste di pregare assieme è opportuno accettare di “stare assieme per pregare” magari silenziosamente») alle mense scolastiche («il criterio che ci sembra giusto adottare, di fronte alle richieste dei genitori musulmani per il cibo e le feste, è quello di prestare ascolto, purché queste richieste non diventino mai imposizione agli altri alunni e non abbiano la pretesa di eliminare le feste e i segni cristiani che sono cari alla nostra tradizione»).

In mezzo, tutta una serie di altre questioni che vanno affrontate con buon senso, ma senza indossare l’elmetto o ergersi sulle barricate: dai matrimoni misti al favorire le iniziative di reciproco scambio e conoscenza, dalle richieste da parte islamica di locali parrocchiali per la preghiera alla presenza di bambini di fede musulmana negli oratori.

Un’altra diocesi molto attiva nel settore dei rapporti con l’islam è quella di Padova, che ha messo a disposizione un intero sito interamente dedicato all’argomento, ricco di spunti e di documentazione al riguardo.

Luoghi di culto e liberazione dal male: religioni a confronto a Torino e Genova

È sempre interessante scoprire come le diverse religioni affrontano dai loro rispettivi punti di vista le problematiche che le riguardano più da vicino o quelle che –più in generale- investono la società in cui viviamo. Sono quindi da salutare con particolare favore due iniziative che prendono il via domani a Torino e Genova. Presso il capoluogo piemontese si svolge infatti il convegno di Ecumenica dal titolo “Luoghi della fede. Legittimità, visibilità, arte”.  Rappresentanti di svariate religoni (Ebraismo, Cristianesimo – Cattolici, Ortodossi, Valdesi –, Islam, Induismo, Buddismo, Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, Bahà’ì) faranno il punto della situazione relativamente al ruolo che gli edifici di culto rappresentano per esse e su come gli stessi vengono vissuti dai fedeli.

A Genova prende invece il via il convegno “La liberazione dal male nelle tradizioni religiose e nel pensiero filosofico”, appuntamento promosso e organizzato dal “Centro di Studi Antonio Balletto”  e dalla “Associazione Italiana di Filosofia della Religione” , di cui costituisce l’ottavo convegno nazionale. Quello che verrà affrontato -in chiave interculturale e pluralistica- è uno dei problemi principali della sfera religiosa, anzi quello che per molti studiosi e filosofi è il problema centrale della religione e la molla originaria delle molteplici tradizioni religiose: l’enigma del male patito e del male compiuto, della sofferenza e della colpa, e la sfida del come venirne a capo nella vita personale, interpersonale e collettiva. La scelta metodologica è stata quella di proporre un confronto tra filosofi della religione  e studiosi ed esperti delle principali famiglie religiose, che rendesse possibile un’illustrazione concreta della problematica.

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