Calvino, Internet e il segreto bancario
Che le religioni abbiano influenza sui più svariati settori della vita pubblica (anche su quelli apparentemente più lontani da essa) già si sapeva. Ma ecco che questa cosa sarà forse in grado di stupire comunque. Difficile pensare infatti ad un legame tra due realtà apparentemente così distanti come il segreto bancario (ora tornato di moda per via della lotta ai paradisi fiscali) e il mondo protestante declinato nella sua versione calvinista. Eppure il legame c’è, come dimostra un’interessante intervista rilasciata da Xavier Comtesse, studioso della problematica.
<<”Segreto bancario” è un termine improprio –spiega infatti lo studioso- sarebbe infatti più corretto parlare di “protezione della sfera privata da parte della banca”. Questo tipo di protezione legale non esiste solo in Svizzera. In Francia, ad esempio, una moglie non è autorizzata a ricevere informazioni sui conti bancari del marito in quanto, secondo la legge, appartengono alla sfera privata di quest’ultimo. Noi svizzeri ci siamo semplicemente spinti un passo più in là, premunendoci anche da un’eventuale arbitrarietà dello Stato. Questo modo di pensare trae origine dal protestantesimo che, all’epoca di Calvino, mirava a proteggere la gente dai soprusi della potente Chiesa cattolica”.
E il celebre teologo non sarebbe solo alla base della riservatezza bancaria, ma pure della nascita di Internet, che non ha caso ha visto la luce a Ginevra. Come spiega sempre Comtesse sul finire dell’intervista, “la rete delle reti rispecchia i dettami calvinisti nella misura in cui consente alla base, ossia alla popolazione o all’utente, di accedere direttamente alle informazioni”.
Davvero incredibile dove va ad infilarsi la teologia.




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