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Category: Società e religioni

Calvino, Internet e il segreto bancario

Che le religioni abbiano influenza sui più svariati settori della vita pubblica (anche su quelli apparentemente più lontani da essa) già si sapeva. Ma ecco che questa cosa sarà forse in grado di stupire comunque. Difficile pensare infatti ad un legame tra due realtà apparentemente così distanti come il segreto bancario (ora tornato di moda per via della lotta ai paradisi fiscali) e il mondo protestante declinato nella sua versione calvinista. Eppure il legame c’è, come dimostra un’interessante intervista rilasciata da   Xavier Comtesse, studioso della problematica.

<<”Segreto bancario” è un termine improprio –spiega infatti lo studioso-  sarebbe infatti più corretto parlare di “protezione della sfera privata da parte della banca”. Questo tipo di protezione legale non esiste solo in Svizzera. In Francia, ad esempio, una moglie non è autorizzata a ricevere informazioni sui conti bancari del marito in quanto, secondo la legge, appartengono alla sfera privata di quest’ultimo. Noi svizzeri ci siamo semplicemente spinti un passo più in là, premunendoci anche da un’eventuale arbitrarietà dello Stato. Questo modo di pensare trae origine dal protestantesimo che, all’epoca di Calvino, mirava a proteggere la gente dai soprusi della potente Chiesa cattolica”.

E il celebre teologo  non sarebbe solo alla base della riservatezza bancaria, ma pure della nascita di Internet, che non ha caso ha visto la luce a Ginevra. Come spiega sempre Comtesse sul finire dell’intervista, “la rete delle reti rispecchia i dettami calvinisti nella misura in cui consente alla base, ossia alla popolazione o all’utente, di accedere direttamente alle informazioni”.

Davvero incredibile dove va ad infilarsi la teologia.

USA: gli americani amano cambiare religione (ma poi tornano?)

Gli americani, si sa, amano cambiare. Anche in fatto di religioni, come dimostra l’ultimo studio elaborato dalla Pew Foundation, che ne se sforna sempre di interessanti.

Di questo (dedicato ai flussi religiosi) si sono interessati tra l’altro il Washington Post oltreoceano e La Stampa da noi, la quale ha messo l’accento soprattutto sul tasso di abbandono dei cattolici americani. Un dato che colpisce dello studio, infatti, è che “il tasso di permanenza nel cattolicesimo di quelli che vi sono entrati nell’infanzia (68%) è decisamente più grande del tasso di permanenza di chi non ha religione ed è paragonabile, o migliore, ai tassi di permanenza degli altri gruppi religiosi”. I cattolici che abbandonano la chiesa, si fa inoltre notare, sono “sostanzialmente divisi in maniera eguale fra quelli che sono diventati Protestanti e quelli che adesso non sono affiliati con nessuna religione, con pochi elementi che aderiscono ad altre fedi. Fra i Cattolici che sono diventati protestanti, la maggior parte appartengono adesso a denominazioni evangeliche”.

In realtà, la notizia è meno clamorosa di come riportata dal quotidiano torinese, visto che, come messo bene in evidenza da Usa Today nel presentare i dati del sondaggio, ben metà degli adulti americani ha cambiato religione. Piuttosto, sarebbe interessante conoscere un altro dato sul quale, almeno sembra, nessuno si è fin qui soffermato: quanti tornano alla religione di appartenenza dopo averla abbandonata. Il suggerimento è gratuito e speriamo qualcuno lo raccolga.

Venezia: la chiesa "sponsorizzata" da RoccoBarocco solleva polemiche

«Al­meno le facciate delle chiese an­drebbero risparmiate da que­sto segno dei tempi. In un Paese civile, per i re­stauri bisognerebbe trovare al­tre fonti di finanziamento. Inve­ce, anche nella città più artisti­ca del mondo sono arrivati gli sponsor che, ovviamente, chie­dono ritorni di immagine, piaz­zando i loro manifesti-spot su­gli edifici. Perfino noi sacerdo­ti ci siamo dovuti rassegnare, ma c’è un limite a tutto. Questa volta si è esagerato». A tuonare è monsignor Antonio Meneguo­lo, portavoce del Patriarcato di Venezia e oggetto degli strali è un maxi poster di RoccoBarocco che da qualche giorno copre la facciata della chiesa veneziana di San Simeon Piccolo, bisognosa di restauri e, quindi, di quattrini.

Maxi poster che raffigura una euforica signorina con le gambe sollevate in aria. Che dire? Non è da oggi che gli sponsor si sono affacciati tra le panche delle chiese, vedi ad esempio quello che successe pochi anni fa presso la padovana basilica del Santo, ove una banca ed una fondazione bancaria concessero pingui finanziamenti in cambio (com’è giusto) di un’adeguata visibilità. E allora perché uno stilista no e una banca sì, per dire?

Ad ingarbugliare ancora di più la già intricata faccenda c’è il fatto che la chiesa suddetta è stata affidata dal Patriarcato di Venezia alla Fraternità Sacerdotale San Pietro (di stampo tradizionalista) che vi officia secondo il rito antico e il cui rettore ha definito la pubblicità «rozza, futile, sen­za significato, indecente. Inap­propriata per una chiesa, per di più una chiesa aperta al culto. Se avesse almeno portato i sol­di per completare i restauri, ci sentiremmo un po’ ricompen­sati».

Quest’ultima frase, per la verità, sembra un po’ infelice:  come sarebbe a dire che i soldi ricompensano un’indecenza? Ma allora i valori non negoziabili non esistono più? Il dibattito, insomma, è aperto.

"Faith Fighter" un altro videogioco crea polemiche nel mondo delle religioni

Ma tu guarda. Non si fa in tempo a parlare di un videogioco che crea polemiche nel campo delle religioni, che subito ne spunta un altro. Stavolta la cosa ci riguarda direttamente, visto che Faith Fighter e prodotto dall’italianissima Molleindustria e le polemiche stanno già facendo il giro del mondo. Come informa tra gli altri Asia News, l’ondata di proteste proviene stavolta dal mondo islamico (ne da tra l’altro notizia Arab News) e gli strali vengono lanciati contro un videogioco in cui vengono rappresentati Gesù, Maometto, Buddha e altri figure sacre delle principali religioni ed il cui fine (ironia della sorte ) sembra essere quello di promuovere la tolleranza tra le fedi. Da parte musulmana il gioco viene invece accusato invece di incitare “alla violenza interconfessionale” e di essere “offensivo nei confronti dei musulmani e dei cristiani”. Immediate le reazioni della casa produttrice, che si è affrettata a dichiarare che “il gioco non vuol recare offesa a nessuna religione in particolare”, ma spingere a riflettere su come “le sacre rappresentazioni sono spesso usate in maniera strumentale”. Le proteste sembrano comunque aver raggiunto il loro obiettivo, visto che Molleindustria ha dichiarato che il gioco verrà “censurato” con la motivazione che “se una organizzazione non coglie l’ironia e il messaggio alla base del gioco, significa semplicemente che abbiamo fallito”. Peccato, però, sembra davvero un’occasione persa, anche perché le offese alle religioni forse sono altre. Per cercare di farsi un’idea della faccenda, può essere utile leggere l’about della ditta produttrice del videogioco.

Influenza suina: in Israele sarà solo "messicana" per non urtare la sensibilità degli ultraortodossi

Se si vuole essere certi, ma proprio certi al 100% di non essere colpiti dal virus dell’influenza suina che sta allarmando il mondo intero per il pericolo di una pandemia, non rimane che una cosa da fare: trasferirsi in Israele. E non perché il Paese mediorientale sia al riparo dal contagio (un paio di casi sembra si siano verificati anche lì e un paio di persone di ritorno da Messico sono attualmente tenute sotto osservazione) bensì perché le autorità israeliane hanno deciso di cambiare nome al morbo.

Come informa il quotidiano israeliano Haaretz, infatti, il viceministro con delega alla sanità Yakov Litzman, appartenente ad un partito ultraortodosso, avrebbe preso la decisione per non urtare la sensibilità dei suoi correligionari, visto che la carne di maiale è severamente proibita nell’alimentazione ebraica. Incontrando i cronisti in un centro medico, l’esponente politico ha quindi dichiarato che nel territorio israeliano l’influenza sarà chiamata “messicana”, anziché “suina”, per non dover usare l’aborrito termine. Essendo per una volta forse d’accordo anche con la minoranza musulmana che vive in Israele, la quale a sua volta non ciba di carne suina.

La questione ha comunque anche un risvolto scientifico, in quanto l’Organizzazione mondiale della sanità animale ha invitato a sua volta a non usare il termine “influenza suina” bensì, “influenza nord-americana”. Senza che fossero dei religiosi a dettare la linea.

Hanuman: il videogioco che fa arrabbiare gli induisti (ma solo quelli americani)

Può un videogioco far arrabbiare gli induisti? Pare di sì, visto che a causa di Hanuman: Boy Warrior (questo il suo nome) la Sony è stato accusata “di prendersi gioco delle divinità dell’Induismo, in quanto controllare un dio importante come Hanuman con strumenti come un joystick e dei bottoni, significa ridurlo a un semplice personaggio e denigrarlo”.

In realtà, a ben vedere, le cose non sono cosi semplici. A protestare, infatti, secondo quanto riportato da GamePolitics, è stato soprattutto Rajan Zed, un induista americano della Universal Society of Induism, il quale ha in effetti lanciato accuse molto pesanti nei confronti della multinazionale produttrice del gioco.

Ben diverso pare sia stato invece l’atteggiamento degli induisti DOC, quelli indiani, insomma. I quali hanno sì protestato, ma non per l’offesa ad Hanuman, bensì, molto più prosaicamente, perché il videogioco pare non sia all’altezza delle aspettative degli appassionati del settore. “Hanuman dovrebbe essere ritirato da Sony non per questioni religiose, ma semplicemente perché il gioco è terribile” si legge per esempio in Gaming Indians.

Interessante come le cose vengano valutate diversamente da chi le conosce dall’interno rispetto a ci ne ha una conoscenza approfondita quanto si vuole, ma pur sempre mediata.

Il cinema e il sacro nei nuovi lavori di Carlo Verdone e Roberta Torre

Iniziano oggi a Cinecittà le riprese dell’ultimo film dell’attore e regista Carlo Verdone intitolato: “Io, loro e Lara”. Se ne parliamo qui è perché nella pellicola il popolare uomo di spettacolo vestirà i panni del sacerdote, ruolo per lui non inusuale ma affrontato questa volta da un’angolatura davvero particolare. Protagonista del film è infatti padre Carlo Mascolo, missionario comboniano in Africa, che entra in una grave crisi esistenziale e di fede. Su consiglio dei superiori decide quindi di prendersi una pausa e di rientrare in patria. Solo che le cose, anche nella sua terra d’origine e nella sua famiglia, non vanno affatto bene e il missionario si ritroverà quindi a rimpiangere l’Africa e la sua precarietà.

“Mi sono documentato –afferma Verdone- ho parlato con parecchi sacerdoti e lo interpreterò in modo sobrio, senza dare spazio a luoghi comuni o caricature”. Il soggetto è indubbiamente interessante e sarà da vedere ora come l’attore e regista romano saprà uscire dalle gabbie del macchiettiamo che si è (chissà quanto consapevolmente o meno) cucito addosso.

Il film verdoniano non è comunque l’unico ad essere stato attratto dalle sirene della spiritualità. La regista Roberta Torre, infatti, nella sua ultima opera, “I baci mai dati”, esplora la religiosità del Sud vista attraverso gli occhi di una ragazzina, Manuela, che un giorno, per noia e per gioco, sostiene di poter fare miracoli. Viene creduta e da quel momento irrompe nella sua vita tanta gente che le chiede di tutto. Mentre sua madre Rita, vuole farne un business, Manuela si spaventa e vuole smettere di fare la santa.

Molto belle le dichiarazioni della regista milanese sul suo rapporto con la fede.

Turismo religioso: ecco la "top ten" dei luoghi di culto

Crisi o non crisi, sembra che il turismo religioso nel nostro Paese “tiri” ancora, come dimostrato tra l’altro dagli spostamenti durante le appena terminate feste pasquali. Ma qual è la “top ten” dei luoghi di culto italiani?

A stilare la classifica ci ha pensato tripadvisor.it, community di viaggiatori tra le più influenti, che ha fatto votare gli stessi utenti ottenendo questi risultati (con qualche sorpresa):

1. Basilica di San Marco, Venezia

2. Duomo, Milano

3. Basilica di San Pietro, Città del Vaticano (Roma)

4. Cattedrale di Santa Maria del Fiore (Duomo), Firenze

5. Chiesa di Santa Maria Novella, Firenze

6. Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze

7. Basilica di San Clemente al Laterano, Roma

8. Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Milano

9. Chiesa di Sant’Ignazio Di Loyola, Roma

10. Basilica di Santa Croce, Firenze

Firenze, come si può notare “cannibalizza” la classifica con ben quattro presenze mentre è totalmente assente l’Umbria (neppure un posticino per la Basilica di San Francesco, per dire). Ovviamente la classifica non ha valore scientifico ma è ugualmente interessante perché denota delle tendenze di cui tener conto.

Abruzzo: il terremoto fa sperimentare inedite forme di collaborazione tra cattolici e musulmani

Un autentico Venerdì santo di passione, quello attuale. Mentre anche Facebook si mobilita per l’occasione, infatti, a L’Aquila si celebrano i solenni funerali di Stato delle vittime del terremoto. L’occasione sarà anche propizia per un momento di dialogo interreligioso: come informano infatti le cronache “al termine del rito cristiano, verrà celebrato anche un rito funebre islamico. Tra le vittime sono state riconosciute sei persone di religione islamica che vivevano nelle zone terremotate (due erano di nazionalità palestinese). Al termine della benedizione delle bare, l’arcivescovo Molinari lascerà che faccia altrettanto un imam”.

Ma non sarà solo questa occasione a dar modo alle due religioni di sperimentare un’inedita forma di collaborazione. Nella tendopoli di Castelnuovo, infatti, cattolici e musulmani usufruiscono della stessa tenda per i rispettivi culti e il perché è presto detto: “Nella tendopoli gli sfollati lavorano per esorcizzare la paura ed allontanare angosce e brutti pensieri, ma chi crede cerca anche un luogo dove pregare. Così è stato deciso di trasformare una tenda in luogo di culto. E poiché aveva poco senso dividersi e attrezzare due tende diverse, sottraendo spazio agli sfollati, cattolici e musulmani della comunità macedone hanno deciso di condividere lo stesso spazio. Una casa comune che potrebbe allargarsi: in queste ore è partito infatti un censimento tra gli ospiti del campo, per capire se vi siano persone che professano altre fedi. Tutti potranno condividere la grande tenda”.

"La Bibbia giorno e notte": a Roma una veglia interreligiosa per le vittime del terremoto

“La Bibbia giorno e notte” (iniziativa di cui parlammo a suo tempo) è diventata un libro e –purtroppo- anche un’iniziativa benefica. La basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme è stata infatti teatro ieri sera della presentazione di un volume dedicato all’evento svoltosi tra il settembre e l’ottobre scorso.

Il purtroppo è dovuto al fatto che l’iniziativa, già prevista da tempo, ha assunto – alla luce del drammatico terremoto – i caratteri di una veglia di preghiera ecumenica ed interreligiosa presieduta da mons. Gianfranco Ravasi. Una nota di Rai Vaticano – promotrice dell’evento – informa che durante la serata si è anche tenuta una raccolta di fondi attraverso le offerte per il libro: i proventi saranno consegnati all’arcivescovo de L’Aquila, mons. Giuseppe Molinari. Per le Chiese protestanti hanno partecipato , tra gli altri, Valdo Bertalot, segretario generale della Società biblica in Italia e Laura Casorio, Segretario Esecutivo della Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane. Gli ortodossi sono stati rappresentati dall’archimandrita Simeone Catsinas della Chiesa Ortodossa greca. Per gli ebrei, ha partecipato Arrigo Levi. I  sono stati invece rappresentati da Vincenzo Ahmad Giampiero, presidente dell’Associazione intellettuale musulmani italiani e Adname Mokrani, teologo e docente universitario.

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