Hijab e simboli religiosi: quando la convivenza tra le religioni diventa una tempesta in un bicchier d'acqua
Le cronache di questi ultimi giorni ci consegnano un paio di esempi attestanti quanto la coesistenza tra le religioni sia, nel nostro Paese, ancora un dente scoperto. Ma anche di come, con un po’ di buona volontà, i problemi potrebbero essere stroncati sul nascere.
Nel primo caso ci troviamo a Lugo di Romagna, la cui amministrazione comunale non ha trovato di meglio da fare che vietare qualsiasi tipo di simbologia nelle lapidi delle tombe a terra. “Via le croci dal cimitero” appare quindi un titolo un tantino esagerato (senza contare che le nuove norme comprendono anche i simboli delle altre religioni) ma contiene anche un fondo di verità. Gli amministratori locali, negando qualsiasi volontà discriminatoria nei confronti dei simboli religiosi, parlano (usando in linguaggio burocratese che andrebbe bandito per legge) di “semplici indicazioni finalizzate a omogeneizzare gli elementi cercando di limitare, per quanto possibile, l’effetto di disomogeneità”. E perché mail la “disomogeneità”, in questo caso di simboli religiosi, sarebbe un elemento di disturbo?
Nel secondo caso ci troviamo invece a Venaria Reale, in cui una bigliettaia di origini marocchine e indossante il tipico velo islamico è stata contestata da alcuni turisti e poi con una lettera inviata al quotidiano torinese La Stampa. Immediata la reazione delle colleghe che, per solidarietà, hanno indossato anch’esse il velo per un’intera giornata lavorativa. Dalle immagini sembra trattarsi dello hijab, che non copre il volto più di quanto lo faccia un abito da suora. La reazione del direttore della Venaria è stata comunque molto ferma: “Se un’impiegata volesse stare con il volto coperto glielo impediremmo, ma indossare il velo è più che legittimo. E l’impiegata marocchina è una persona garbata, colta e che conosce quattro lingue: arabo, inglese, francese e italiano. Perfetta per lavorare a contatto con il pubblico che alla Reggia arriva da tutto il mondo”.
Mentre magari chi ha protestato, verrebbe da aggiungere, non va oltre il piemontese.




Come informa il sito di
A questo punto quelli di Radio Maria (il Deus ex machina padre Livio in testa) si staranno evangelicamente fregando le mani. Già, perché l’emittente che, partendo dalla Lombardia, è ormai arrivata letteralmente in tutto il mondo è rimasta praticamente l’unica a resistere alle sirene della pubblicità.
<<La musica sacra è parte integrante della nostra formazione, è stata ed è stimolo per avvicinarsi al sacro ed al divino, è un linguaggio universale che ci “descrive” attraverso le note l’altro, l’innominabile, il divino. Il sacro, per l’essere umano, è una realtà incontestabile, non è possibile incontrare un uomo che in una forma o nell’altra non abbia mai fatto l’esperienza del sacro. La musica, oggi più che mai, è un collante che lega i due mondi, il nostro naturale e “l’altro”. Un ponte fra due regni. La musica ha il potere di ricomporre una realtà a cui poter dare un significato superiore, come diceva Sant’Agostino la musica contribuisce ad “innalzare l’anima alle realtà più alte e più pure”. Non c’è sacro senza l’uomo. Se il nostro lato mortale ci impedisce l’accesso diretto al sacro, alla pienezza, una parte di essa può raggiungerla attraverso l’arte della musica>>.
Oggi, nella cittadina tedesca di Aachen (Aquisgrana), verrà assegnato il più
Non capita troppo spesso che un cardinale vada in tv, per di più ospite di un talk show in prima serata. Anzi, diciamo pure che si tratta di un’eccezione. Ed eccezione sarà stasera, quando l’arcivescovo di Milano, il cardinal Dionigi Tettamanzi (da sempre attento ai
“Pope 2you”
Volete trascorre una vera e propria settimana d’inferno? Bene, non dovete far altro che prendere una settimana di ferie e, da oggi a domenica prossima, trasferirvi armi e bagagli a Genova. Non è (solo) un motto di spirito, visto che il capoluogo ligure sarà sede a partire da oggi di una manifestazione che definire originale è poco a partire dal titolo: 



