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Author Archive for donmo

Inizia oggi in tre città italiane l'esposizione delle reliquie del Buddha storico

Chi pensasse che il culto delle reliquie sia una qualcosa di tipicamente cattolico, avrebbe da oggi una sonora smentita. Inizia infatti a Padova (per proseguire successivamente a Milano e Bologna) l’esposizione delle reliquie del Buddha storico, evento più unico che raro e che attirerà quindi moltissimi visitatori.

Come spiegato in ambito buddhista, “quando pensiamo a alle reliquie abbiamo la tendenza di contemplare  qualcosa di morto, inanimato e forse anche non attraente, come vestiti, frammenti di ossa o di denti. Non è ciò che sono queste reliquie. Quando un Maestro spirituale viene cremato, nei resti delle ceneri, spesso vengono trovate delle meravigliose perle di cristallo. I tibetani le chiamano Ringsel. La loro purezza interiore appare nella forma di reliquie. I veri maestri spirituali generalmente non parlano dei loro conseguimenti interiori, così esse sono la tangibilità materiale che il maestro ha ottenuto le qualità di compassione e saggezza prima della morte”.

Raniero Gnoli, docente di Indologia alla Sapienza di Roma, e curatore per i Meridiani di Mondadori di due volumi dedicati agli insegnamenti del Buddha, afferma che «nel testo che parla della morte del Buddha si dice che i resti vennero custoditi dai discepoli, ci furono anche contrasti nella divisione, e in fondo è naturale. È vero che il Buddha disse “non mi vedrete più”, ma tutti i fondatori di religione vengono in qualche modo deificati, succede anche con Maometto nell’Islam, il culto delle reliquie è una forma di rispetto».

Una forma di rispetto che in questo caso ha anche un risvolto benefico, visto che le offerte raccolte in occasione dell’esposizione andranno a finanziare alcuni progetti del Maitreya Project. Ovviamente (essendo il mondo buddhista alquanto variegato) non potevano mancare coloro che dissentono dall’operazione, mentre (in maniera altrettanto ovvia) è stato prontamente allestito un gruppo Facebook al riguardo che conta attualmente oltre 600 iscritti.

 

Internet e comunicazione nella Chiesa: da domani i vescovi europei riuniti in Vaticano

Facebook, YouTube e Wikipedia sbarcano in Vaticano. Non nel senso che tali strumenti non siano finora conosciuti e usati oltre le Mura Leonine, bensì in quello che tali mezzi (ed altri appartenenti al cosiddetto Web 2.0)  saranno per la prima volta oggetto di intense giornate di studio. L’incontro, intitolato “La cultura di Internet e la comunicazione della Chiesa”, è organizzato nell’ambito dell’Assemblea plenaria della Commissione episcopale europea per i media (Ceem) che si svolgerà da domani a domenica 15 novembre.

Durante l’assemblea i vescovi europei si confronteranno con chi fa comunicazione e produce cultura attraverso Internet: dalla rete sociale Facebook al motore di ricerca Google-Youtube, dal microblogging Identi.ca all’enciclopedia sociale Wikipedia (è stranamente assente Twitter). Un sociologo aiuterà i partecipanti a comprendere il rapporto che i giovani hanno con Internet. Successivamente, si parlerà di pirateria informatica e copyright. Infine, dato che “i media diventano sempre più lo spazio sociale e culturale entro cui passano tutte le nostre pratiche individuali e sociali”, l’assemblea “cercherà di verificare come internet cambia anche le pratiche religiose in particolare tra i cristiani”. La Ceem è una commissione specializzata del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee) che segue lo sviluppo dei media e delle comunicazioni ecclesiali.  All’incontro prenderanno parte un centinaio di delegati: vescovi responsabili delle commissioni episcopali per le comunicazioni sociali, unitamente ad esperti, addetti stampa e portavoce delle Conferenze episcopali d’Europa.

Un altro segnale, unitamente a quello lanciato con il messaggio della prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dell’interessamento della Chiesa attorno a tutto ciò che ruota attorno al fenomeno Internet.

Muro di Berlino: decisivo (anche se misconosciuto) il ruolo delle chiese tedesche

I festeggiamenti per il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino raggiungeranno oggi il loro culmine. Era infatti il 9 novembre 1989 quando il grido «Die Mauer ist geöffnet» (il muro è aperto) riecheggiò in Germania e nel mondo intero. A Berlino, i festeggiamenti inizieranno con una celebrazione ecumenica che si terrà presso  la Gethsemanekirche, la chiesa presso la quale si riunivano gli allora esponenti della dissidenza tedesco-orientale.

È proprio il ruolo delle chiese protestanti ad aver provocato accese discussioni negli ultimi tempi in Germania. A parere di alcuni loro esponenti, infatti, il decisivo contributo da queste dato agli eventi che portarono in seguito  alla decisione di abbattere il Muro è decisamente sottovalutato. Come osservato dal teologo Richard Schroder, “nei media sembra che il Muro sia caduto senza alcuna storia pregressa. L’opinione pubblica della Germania, soprattutto di quella occidentale, non ha una chiara percezione del ruolo delle Chiese”.  Per Werner Schulz, ex dissidente e oggi europarlamentare ”la rivoluzione pacifica fu anche, nella sua essenza, una rivoluzione protestante. Il suo slogan di ‘non violenza’ era l’essenza del Sermone della montagna, il passaggio più rivoluzionario del Vangelo. Le chiese protestanti furono i ‘campi base’ della rivoluzione. La gente andava dalle preghiere per la pace alla proteste in strada con serietà protestante, con disarmante ragionevolezza e disciplina”. Un’accurata ricostruzione degli eventi è tra l’altro fornita dal giornalista tedesco Joachim Jauer in un articolo apparso sul mensile Tracce.

Il portavoce vaticano Padre Federico Lombardi, mette invece l’accento sul ruolo svolto da Giovanni Paolo II ricordando come “la fede cristiana aveva dimostrato di aver contribuito ancora una volta all’unione e alla civiltà del continente, superando la prova crudele dell’ateismo di Stato”.

Crocifissi e citazioni: in Europa e USA Dio e Cesare fanno sempre discutere

Mentre infuriano ancora le polemiche sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che proibisce la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, due notizie provenienti dagli USA dimostrano come la questione dei simboli (siamo essi visivi o scritti) religiosi non sia affatto una questione esclusivamente di casa nostra.

Entrambe le notizie originano dal motto americano, quel “In God we trust” che non ha bisogno di traduzioni  e che campeggia tra l’altro sulle monete e banconote a stelle e strisce. La prima notizia è una sentenza della Corte distrettuale della Columbia, la quale ha respinto la richiesta di un cittadino americano ateo che chiedeva di togliere la citazione dalla valuta in circolazione. La motivazione addotta dalla Corte è che il motto ha valore unicamente patriottico e cerimoniale e non intende in nessun modo sponsorizzare una pratica religiosa particolare.

L’altra notizia viene invece dalla cittadina californiana di Lathrop, dove il medesimo motto, “In God We Trust” campeggerà d’ora in poi nello stemma cittadino. Come informano le cronache, la discussione si è tra l’altro connotata di specifiche molto poco spirituali, come il costo che la collettività dovrà sopportare per l’intera operazione. Ma alcuni hanno sollevato obiezioni anche di ben altro spessore, come il fatto che le convizioni personali, tali dovrebbero rimanere senza coinvolgere l’intera collettività.

In Europa a tali discussioni siamo abituati da tempo. Negli USA le polemiche sono più recenti, ma una cosa accomuna le due sponde dell’Oceano: quando ci sono di mezzo Dio e Cesare, c’è sempre da discutere.

 

Arte e spiritualità: un appello al Papa contro le brutte chiese

Il rapporto tra arte e sacro, si sa, è da sempre foriero di polemiche a non finire, come dimostrano tra l’altro alcune notizie delle ultime ore. Domani verrà reso disponibile un appello al Papa contro l’odierna architettura sacra.  Secondo quanto anticipato, a giudizio dei firmatari, «vediamo crescere di giorno in giorno edifici sacri spogliati del sacro e costruiti senza alcuna cognizione della liturgia, ma modellati sul funzionalismo o sull’estro inconsulto e arbitrario dell’architetto creatore», recita l’appello. «Vediamo le nostre chiese pullulare di immagini e simbolismi più genericamente “religiosi”, ma che non illustrano alcuna realtà genuinamente cattolica».  Secondo gli estensori, «l’arte e l’architettura sacre oggi non sembrano favorire l’incontro dolce e vivificante» con Dio, ma piuttosto «ostacolano e pervertono costantemente». Sarà interessante vedere quanto l’appello avrà seguito (e chissà se lo firmerebbe un artista quale Buff Diss, che ha realizzato un Crocifisso con il nastro adesivo).

Il 21 novembre prossimo Benedetto XVI incontrerà il mondo dell’arte in occasione del decimo anniversario della Lettera di Giovanni Paolo II agli Artisti. Radio Vaticana pubblica un’intervista a Mons. Gianfranco Ravasi sul significato dell’evento.

Passando alla musica, è invece da segnalare l’ultimo lavoro di Roberto Vecchioni, “In Cantus”, profondamente intriso di spiritualità, come dimostra tra l’altro ”A Dio”, canzone composta sui versi di un’omonima poesia di Vittorio Gassman. E chissà, magari al reverendo anglicano Edward Tomlinson (che ha lanciato una sua personale crociata contro i canti profani in chiesa) l’ultima fatica discografica del cantautore milanese piacerebbe di più di Tina Turner.

Alda Merini: il rapporto con il sacro e la spiritualità nella sua opera poetica

L’opera poetica di Alda Merini, scomparsa nella sua Milano all’età di 78 anni, può essere valutata da diversi punti di vista. Uno (e forse dei più intriganti) è quello del suo rapporto con la spiritualità. Rapporto che non è mai venuto meno, come dimostrano, tra gli altri, i titoli di alcuni suoi libri tra cui “Francesco. Canto di una creatura” , “Cantico dei Vangeli” e “Corpo d’amore. Un incontro con Gesù”.

“Dio guarda tutti, ci vede, guarda i terremotati, vede gli infelici e non abbandona il mondo. Io sono sicura. E uno dei mezzi perché Dio ci ascolti è proprio la poesia, la preghiera, il canto”. Così parlava Alda pochi mesi fa a proposito del terremoto che ha colpito l’Abruzzo, a testimonianza della sua attenzione al fatto religioso.  Sul mensile Jesus è disponibile una sua intervista in cui dichiara tra l’altro: «Quando alcuni miei testi di contenuto religioso sono stati rappresentati in pubblico, ho riempito chiese e teatri. Molti erano giovani, ma credo che non venissero tanto per me, quanto per Lui. Forse cercavano qualcuno che li guidasse. Perché la poesia è soltanto un tramite. Da sola la letteratura non salva nessuno. In Cristo c’è la Resurrezione, in noi la morte».

Un’altra interessante intervista che dimostra la sua attenzione alla religiosità è disponibile qui. In essa la poetessa milanese parla tra l’altro di Maria con parole che toccano il cuore: “E’ la donna meravigliosamente dotata di intelletto, la grande ascoltatrice, la terra macerata dal dolore che produce molte lacrime e la resurrezione. Dalle lacrime viene questa spinta verso l’alto. Solo raccomandandosi e abbandonandosi in Dio si superano certi abissi. E’ la donna della donazione  assoluta che accetta un figlio che dovrà rendere. Un po’ come tutte le madri”.

Mancherà a tutti, Alda. A coloro che cercano e a coloro che hanno già trovato, ma soprattutto ai primi.

Padre Matteo Ricci: apre oggi una grande mostra nel quarto centenario della morte

Di Cina si parla molto ultimamente, è vero. Ma l’occasione che si apre oggi per farlo è davvero ghiotta e da non farsi sfuggire, tanto è particolare la sua angolazione. Presso il Braccio di Carlomagno in Vaticano viene infatti inaugurata la mostra “Ai crinali della storia. Padre Matteo Ricci fra Roma e Pechino”. Prendendo spunto dal quarto centenario della morte del gesuita, matematico e astronomo che intraprese un’azione missionaria nel territorio cinese al tempo della Dinastia dei Ming, la mostra è suddivisa in cinque sezioni: La Compagnia di Gesù e Padre Matteo Ricci; Ritratti e documenti; La Roma di Matteo Ricci; Matteo Ricci e la Cina; L’opera scientifica e geografica; e L’eredità/inculturazione.

”Nella mostra sono esposti molti autografi, tra cui il trattato sull’amicizia, se gli servì da passaporto per entrare in Cina – spiega Giovanni Morello, presidente della Fondazione per i Beni e le Attivita’ Artistiche della Chiesa – In mostra anche la matrice di una lettera che papa Sisto V avrebbe dovuto scrivere all’imperatore cinese per avviare i rapporti diplomatici tra i due Stati. La lastra – continua Morello – fu scritta da Matteo Ricci, purtroppo però quando arrivò in Italia il Papa morì e il progetto non si realizzò”’.

“Li Madou” – questo il nome cinese di padre Ricci – si spense a Pechino l’11 maggio 1610. In deroga alla tradizione di non consentire l’inumazione in Cina agli stranieri, l’imperatore concesse un terreno per la sua sepoltura, come estremo tributo alla sua scienza e al suo amore per i cinesi. La via dell’ “inculturazione” scelta dal gesuita, unita alla pratica instancabile della carità, seppe dare i suoi frutti, con le conversioni di importanti dignitari e di esponenti di ceti modesti, colpiti dal grande rispetto del missionario per il Confucianesimo e per il patrimonio culturale cinese. La mostra sarà visitabile fino al 24 gennaio 2010 e l’auspicio è che serva a diffondere maggiormente la conoscenza della sua persona e del suo metodo di evangelizzazione. Qui un’intervista con Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani.

Libertà religiosa nel mondo: luci ed ombre nel rapporto del Dipartimento di Stato americano

Qual è la situazione della libertà religiosa nel mondo? Un’interessante e particolare angolatura per parlarne è rappresentata dal rapporto che il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha presentato al Dipartimento di Stato. Con la speranza che la relazione incoraggi l’azione dei movimenti per libertà religiosa nel mondo, il rapporto mette sul banco degli accusati soprattutto alcuni Paesi, tra i quali primeggiano (naturalmente in senso negativo): Corea del Nord, Iran, Myanmar, Cina, Sudan, Eritrea, Arabia Saudita e Uzbekistan.

Michael Posner, funzionario del Dipartimento, ha affermato che la nuova politica inaugurata dal presidente Obama nei confronti del mondo musulmano non significa affatto un accantonamento del tema della libertà religiosa, dato che quest’ultima rappresenta “un diritto fondamentale, un bene sociale, una fonte di stabilità  e una chiave per la sicurezza internazionale”.  Alcuni Paesi, come la Giordania, la Spagna e altri, sono stati lodati per i loro sforzi nel campo del dialogo interreligioso, mentre  il rapporto non si esime da un’autocritica: “Siamo pienamente consapevoli che, anche in Paesi con solide garanzie giuridiche, compresi gli Stati Uniti, non siano immuni da atti di intolleranza”, ha infatti affermato il medesimo funzionario.

La Cina, che il presidente Obama visiterà nel prossimo mese di novembre, viene citata nel rapporto per la maggior tolleranza dimostrata nei confronti di alcuni gruppi religiosi, ma criticata a motivo della repressione in Tibet e di quella nei confronti dei musulmani uiguri che ha avuto luogo nella regione occidentale dello Xinjiag.

Giornata del dialogo cristiano-islamico: al via domani l'ottava edizione

Si celebra domani la Giornata del dialogo cristiano islamico, giunta alla sua ottava edizione. Le sei prime edizioni sono sempre state celebrate l’ultimo venerdì del mese di Ramadan. Ma per ragioni pratiche legate al calendario lunare islamico, dal 2008 all’evento è stato attribuita una data fissa, il 27 ottobre appunto, che ricorda l’incontro di Assisi del 1986 in cui rappresentanti di diverse religioni mondiali si sono uniti in una preghiera per la pace.

La Giornata fu ideata nel 2001, all’indomani degli atentati dell’11 settembre, come iniziativa tesa a contrastare il clima di incomprensione e talvolta di contrapposizione che si era determinato tra musulmani e cristiani. Da allora ogni anno centinaia di eventi vengono promossi in tutta Italia, ciascuno organizzato secondo specifiche modalità locali.

“La Giornata di dialogo cristiano islamico del 2009 –sottolineano gli organizzatori- avviene in un periodo particolarmente difficile. La questione della “sicurezza” che in quest’ultimo anno ha monopolizzato il dibattito politico e culturale – non sempre pacato – in Italia ha dato luogo ad una legge che in alcuni suoi provvedimenti ostacola l’integrazione degli immigrati, di cui un terzo circa è di origine islamica. I promotori della Giornata (cristiani e musulmani) invitano istituzioni politiche e religiose, società civile e cittadini ad impegnarsi affinché la logica e la pratica del dialogo prevalgano sullo scontro tra le culture”.

Tra le numerose iniziative di rilievo di quest’anno sono da ricordare: l’incontro che si svolgerà alle 13 di domani presso la Camera dei Deputati (Sala del Mappamondo), intitolato: “La libertà religiosa, un diritto universale garantito da uno Stato laico”; sempre a Roma, alle 19, l’incontro   -   presso il Centro Islamico Moschea di Centocelle, di Via dei Frassini 4 – dove si potrà assistere alla Preghiera serale islamica, per poi raggiungere la Chiesa battista di Via delle Spighe 6, dove si terrà una cena e condivisione organizzata dai movimenti giovanili islamici e cristiani. A  Firenze, presso il Centro Internazionale Studenti “Giorgio La Pira ” si tratterà il tema: «La religione nell’educazione dei giovani d’oggi»; il 29 ottobre, a Roma, un’incontro, alle 19, alla Moschea “della Magliana” Al Fath dal titolo «La figura dell’Altro nelle scritture» con Gianni Novelli del CIPAX, l’Imam Sami Salem e Antonio Guaglione.

Religion Film Festival: assegnati i premi alle pellicole vincitrici

Sono stati assegnati i premi  della XII edizione del Religion Today Filmfestival, l’importante (ed unica nel suo genere) manifestazione cinematografica cui accennammo qui.

“Diario di un curato di montagna” è risultato il film vincitore del Gran Premio “Nello spirito della Fede”. La giuria internazionale e interreligiosa ha premiato anche come migliore film “Doubt” e come miglior cortometraggio l’iraniano “God sees”; come miglior documentario è stato premiato “Leaving the Fold”. L’alta qualità dei documentari ha inoltre convinto i giurati ad assegnare tre menzioni speciali.

Il tema di quest’anno di Religion Today, “Rinascere dall’Alto. Vita nuova nella fede”, ha invitato a riflettere sul sentimento religioso come evento del tempo presente, dedicando particolare attenzione al mondo dei giovani. Al concorso cinematografico quest’anno sono stati ammessi 57 film, provenienti da tutti i continenti e rappresentativi di un vasto panorama di diverse fedi religiose.

Nel corso della premiazione, la direttrice di Religion Today, Katia Malatesta, ha ricordato l’impegno del Filmfestival,  nella valorizzazione di un cinema di qualità, capace di testimoniare la complessità delle diverse religioni e la ricchezza dell’esperienza di fede o di incontro con l’altro, nel contesto delle sfide e dei problemi della contemporaneità.

Qui è disponibile un’intervista rilasciata dalla stessa Malatesta a Radio Vaticana.

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