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Ramadan: in aumento il numero dei praticanti in Francia

Più osservanti, più giovani, più di sinistra e più frequentanti i luoghi di preghiera: sono questi i principali risultati di un’inchiesta riguardante il mondo musulmano francese  e  le cui conclusioni sono state pubblicate dal quotidiano cattolico La Croix in occasione dell’inizio del mese di Ramadan.
Riguardo al primo punto, si evidenzia come la percentuale di osservanti sia nettamente maggiore di quella di 20 anni fa, visto che il 71% degli intervistati ha dichiarato la propria volontà di digiunare durante il mese sacro all’Islam. “L’osservanza del Ramadan –scrive il quotidiano- è cresciuta fortemente, guadagnando dieci punti percentuale dal 1989, data della prima indagine realizzata in Francia sull’argomento. I nuovi risultati sono il segno di una crescita generalizzata dell’osservanza religiosa all’interno della popolazione musulmana francese”.
Parallelamente alla crescita degli osservanti, è diminuita considerevolmente l’età media degli stessi, visto che il 73% di essi oscilla tra i 18 e i 24 anni. La bassa età media degli osservanti è in linea con l’età media della popolazione musulmana francese, considerato che ben il 63% si situa sotto la soglia dei 35 anni, e spiega, almeno in parte, anche il suo prevalente orientamento a sinistra.
Orientamento cui ha senz’altro contribuito il recente dibattito sull’identità nazionale il quale ha spiegato a La Croix il direttore dell’istituto che ha effettuato il sondaggio “ha accentuato questa tendenza, dato che i musulmani hanno avuto la percezione, giusta o sbagliata che sia, di essere presi di mira da simili discussioni”.

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Category: Islam, Religioni e società

Commenti (2)

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  1. Mammamsterdam scrive:

    Sgrunt, stavo scrivendo un commento ragionato, comparatistico, magari interessante, comunque basato su cose che vado rimuginando da 10-15 e infatti mi sono scordata di ritirare i figli alla fermata del pullman della colonia con il risultato che sono arrivati, hanno attaccato il computer mentre mi scusavo con l’ educatrice e chissà dove è finito.

    Il punto è che, parlo per l’ Olanda ma ci sta pure la Francia credo, già che all’ inizio bisogna stigmatizzare tutti i grossi gruppi di emigranti ‘ nuovi’ (i lavavetri polacchi a Roma, per esempio, arrivati appresso alla bonanima di Wojtyla, si sono autodistrutti, estinti, o passati a fare di meglio nella vita?) con gli islamici si è fatto subito a iniziare con il velo. E io che ricordo mia nonna e le sue coetanee rurali in Abruzzo che per tutta la vita non usciva di casa senza il fazzoletto o lo scialle in testa, e che mi dicevo, bene oggi gli italiani sono fighi, alla moda, bevono espresso e prosecco e nessuno si ricorda di quando negli anni cinquanta venivano visti come una specie di animali selvatici arrivati dal sud, gente con costumi tribali e il delitto d’ onore e la gelosia e un sacco di robe che adesso nessuno si ricorda più di attribuirci perchè ci sono altri a cui si attribuisce meglio. Ecco, nessuno si ricorda che nel sud, in campagna, le donne il velo lo portavano anche da noi. E da 15 anni mi dico: per carità, non buttiamola sulla religione o ci roviniamo, ma infatti sulla religione l’ abbiamo buttata. E allora se hai 13-14 o 15 anni e ti senti respinta/o dal paese in cui sei cresciuta o cresciuto e ti rimane solo l’ accettazione del gruppo di provenienza, e poi mettiamoci un po’ di sano bastiancontrarismo adolescenziale che solo dopon si catalizza in scelte ragionate, ecco, a 13 anni il velo me lo sarei messa pure io se mi avesse dato un’ identità positiva e protetta dal gran mondo cattivo. Questo nel apese dove un politico parecchi anni fa ha inaugurato la stagione in cui si poteva dire “marocchini del cazzo” e non era Borghezio, era un olandese, e adesso la frase ‘ marocchino del cazzo’ è talmente sdoganata che appunto, non mi meraviglio delle djellabe addosso a ragazzi talmente giovani che li vedrei meglio a fare i rapper, dei veli addosso alle ragazzine con i jeans dipinti addosso e il ramadan osservato.
    Poi mi consolo perchè l’ amichetto dei figli che ogni volta che viene da noi mi ricorda che lui può mangiare solo halal (e allora la nutella la compro per lui) e sua madre ha il velo ma sua sorella no, e la madre adesso che i figli sono grandi si è messa a studiare e fare stage e prima o poi si trover`a spero un lavoro, ecco, mi dico che il problema forse non sono nè i marocchini di merda nè i loro costumi tribali, da cui siamo passati tutti. Il problema è un altro e meno male che decidono di risolverselo osservando in massa il ramadan.

    In fondo pure a casa nostra siamo atei ma non mi togliete la cena della vigilia a natale.

    (sono arrivata tramite il blog di Zauberei, forse questo spiega un paio di cose).

  2. donmo scrive:

    Ti ringrazio moltissimo per questo tuo commento, che mi sento di condividere al 100% e per questo non aggiungerei nulla, se non magari una cosa. Se a fare della religione un fattore identitario è un adolescente figlio di immigrati (quelli che solitamente si chiamano immigrati di seconda generazione, sbagliando, perchè non sono immigrati da nessuna parte e sono nati qua) comunque, se a fare della religione un fattore identitario è uno di loro (per le motivazioni che credo conoscerai meglio di me) è un conto, ma se lo fa un Borghezio o un Calderul, beh, la cosa assume tutto un altro aspetto.
    Non dimenticare i figli se no mi sento in colpa :-)

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